Il mio problema con la rappresentazione autistica in “It’s Okay to Not Be Okay”
Una riflessione personale sulla rappresentazione autistica in “It’s Okay to Not Be Okay”: una serie capace di costruire un personaggio autentico e complesso, ma che in una scena cruciale rivela il limite profondo delle interpretazioni allistiche. Cosa succede quando l’autismo viene mostrato come qualcosa che può essere rimosso? E cosa implica questo, per chi vive quell’esperienza?
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